Nell’ultimo decennio il mondo è radicalmente cambiato.
E, con lui, i parametri che hanno regolato tradizionalmente la nostra società.
Dietro la monocentralità ufficiale si assiste ad una moltiplicazione dei centri decisionali che presentano una struttura segmentata: da una autorità riconosciuta si è passati alla negoziazione. Partiti da un’idea di un diritto semplice ci troviamo sprofondati nella complessità.
Si affacciano nuovi attori: la società civile si ricostruisce e manifesta direttamente immaginando soluzioni alternative al diritto ufficiale o meglio alle regole ufficiali.
Il potere, che si manifesta attraverso la regolazione giuridica, sempre più deve manifestarsi come somma di plurimi progetti comuni, risultato di un effettivo consenso.
Il tema di fondo diventa così come fare coesistere il “governo” con la capacità di governare legittimamente in maniera efficace ed equilibrata.
Il modello storico su cui si è fondato il modello politico e istituzionale è ormai in crisi e va ripensato con urgenza.
Non basta affermare che la legittimazione del governo si ha nella legittimazione elettorale: alla caratteristica di “post-modernità” delle istituzioni moderne consegue la convinzione che la metamorfosi della regolazione pubblica esige una nuova capacità di conoscenza soprattutto nel campo dell’emancipazione sociale che ha cessato di essere il rovescio del controllo sociale per diventare, in realtà, il suo doppio.
Reinventarsi, così, un potenziale emancipatore delle soluzioni e delle proposte, che tengano conto del valore della soggettività nelle azioni pubbliche.
Soggettività che vengono espresse nelle identità culturali e etniche, nella riscoperta della motivazione individuale, responsabilizzando gli attori e, soprattutto, i beneficiari dell’aiuto sociale comprendendo le sofferenze, le fragilità e le vulnerabilità.
Se, quindi il tema diventa la ricostruita legittimità degli interventi pubblici in una società complessa e articolata in sempre più numerosi segmenti anche gli indirizzi non possono che essere plurali e gli interventi devono garantire un elevato grado di personalizzazione.
Il focus sulla città e sui quartieri può diventare il fulcro dell’adeguamento dell’azione pubblica.
Come?
Diffondendo la capacità valutativa delle specificità e delle individualità, obbligando le amministrazioni a praticare un’effettiva trasversalità, integrando i singoli e le forme associative nei processi decisionali.
Una politica pubblica non è fatta solo di idee seducenti e di principi innovatori ma soprattutto è composta da una negoziazione costante fra i diversi attori.
In tutto ciò “Nuovi Diritti”?
L’associazione si colloca come una sorta di “soggetto terzo” fra la struttura pubblica e i destinatari dei servizi e degli interventi.
Non vuole diventare il regolatore del mercato né un’autorithy esterna ma semplicemente un osservatorio sui diritti individuali e le mediazioni in atto.
Su quali temi? Un breve elenco:
- i diritti dei bambini e dell’infanzia;
- il diritto dei giovani al futuro;
- il diritto degli anziani alla loro vita di relazione;
- il diritto di tutti all’informazione;
- il diritto di tutti ad un welfare moderno e non assistenziale;
- in generale ai diritti dei più deboli.
Come operare?
In sostanza come un cannocchiale puntato su alcune realtà locali focalizzando un tema e raccogliendo sia informazioni sugli interventi pubblici che le valutazioni e le osservazioni dei potenziali destinatari.
Il tutto sviluppato su micro-aree della città.
Un esempio per tutti:
Il diritto dei giovani al futuro.
Capire in un rione cittadino la potenzialità della domanda. Verificare come ha inciso il sistema scolastico e la condizione sociale di partenza sulle opportunità.
Come potrebbe operare l’Associazione:
- definire meglio gli obiettivi con una sua “carta d’identità”
- specificare obiettivi e metodi
- far circolare la carta d’identità per sollecitare adesioni
- convocare a fine settembre un’assemblea
- promuovere una prima iniziativa sul reddito di cittadinanza
- promuovere un blog e una banca dati
- capire come “adottare” un pezzo di città
VI CONFERMO LA RIUNIONE PER VENERDI’ 18 LUGLIO ALLE ORE 18 NELLO STESSO POSTO DELL’ALTRA VOLTA.
PER GLI INVITI DATEMI UNA MANO AD ESTENDERLI.
Prendetela come una traccia e nulla di più
Cordialmente
Gianfranco Carbone



Ci pare lecito affermare che solo una politica che sappia rispondere alla precarietà del reddito, non del lavoro, possa completare la tradizionale politica di Assistenza Sociale. Non volgio discutere dell’appropriatezza delle politiche di assistenza sociale, voglio dire che per quanto ben realizzata, non può per sua natura rispondere alla realtà di oggi.